Con l’aumento delle ondate di calore gli ultimi anni, il legislatore italiano ha introdotto misure specifiche per tutelare i lavoratori esposti a temperature estreme. Il Decreto Legge 107/2026 ha inserito novità importanti in materia di cassa integrazione legata al rischio calore, con ricadute particolari per i settori dell’edilizia e dell’agricoltura. In questo articolo spieghiamo in modo pratico cosa cambia nel 2026, come interpretare i chiarimenti dell’INPS sulle causali e sui flussi Uniemens per CISOA e CIGO, e quali sono le scadenze operative da rispettare.
Perché il rischio calore richiede misure specifiche
Negli ultimi anni la frequenza e l’intensità delle ondate di calore sono aumentate, colpendo in modo particolare lavoratori che operano all’aperto o in ambienti non climatizzati. Edilizia e agricoltura sono tra i settori più esposti: in cantiere e nei campi le attività fisiche intense, l’esposizione diretta al sole e l’uso di dispositivi di protezione individuale possono aumentare rapidamente il rischio per la salute. Il legislatore ha quindi previsto interventi temporanei di tutela economica per le giornate in cui le condizioni climatiche rendono inefficaci le misure ordinarie di prevenzione o ne riducono la sostenibilità operativa.
Il quadro normativo: DL 107/2026 in sintesi
Il Decreto Legge 107/2026 introduce la possibilità di attivare specifiche causali di cassa integrazione per le aziende che, a causa di ondate di calore estremo, devono sospendere o ridurre l’attività lavorativa per garantire la salute dei dipendenti. Le misure sono temporanee e differenziate in base al settore e alla tipologia di contratto. Il decreto stabilisce anche un calendario di scadenze per la comunicazione e la rendicontazione delle ore di cassa integrazione legate al rischio calore, oltre all’obbligo di rispettare determinate condizioni di sicurezza e di documentazione.
INPS: chiarimenti su causali e Uniemens
Per rendere operativo il decreto, l’INPS ha pubblicato note tecniche in cui chiarisce le causali utilizzabili e le modalità di trasmissione delle informazioni tramite Uniemens. Questi chiarimenti sono fondamentali per evitare rifiuti o contestazioni delle domande di integrazione salariale. Vediamo i punti principali.
Quali causali utilizzare
L’INPS ha individuato causali specifiche per differenziare la cassa integrazione legata al caldo estremo da altre forme di sospensione. Le causali tengono conto della posizione aziendale (edilizia o agricoltura), della misura di intervento (sospensione totale o parziale) e del grado di straordinarietà dell’evento meteorologico. Utilizzare la causale corretta è necessario per ricevere l’autorizzazione e per il corretto trattamento contabile e contributivo.
Uniemens: codici per CISOA e CIGO
Uno dei punti più tecnici ma anche più pratici riguarda i codici da inserire nel flusso Uniemens. L’INPS ha specificato i codici Uniemens da utilizzare rispettivamente per CISOA e CIGO quando la causale è il rischio calore. CIGO resta la tipologia di integrazione più comune per le aziende industriali e dell’edilizia, mentre CISOA (ovvero la specifica integrazione prevista per lavoratori agricoli) deve essere utilizzata per le imprese agricole che ricorrono alla sospensione per caldo. La corretta codifica permette all’INPS di distinguere le prestazioni ai fini delle statistiche, degli adempimenti contributivi e per eventuali controlli successivi.
Perché i codici contano
Se il codice Uniemens non rispecchia la causale reale, la domanda può essere respinta o rallentata, con conseguente ritardo nella corresponsione dell’indennità. Inoltre, un’errata trasmissione può generare incongruenze contabili che richiedono rettifiche e integrazioni documentali. Per questo è consigliabile che il consulente del lavoro o il responsabile amministrativo verifichino attentamente i codici prima dell’invio del flusso.
Chi può accedere alla cassa integrazione per caldo estremo
Non tutte le aziende o tutte le giornate sono automaticamente coperte. Il DL 107/2026 stabilisce requisiti minimi di accesso che vanno valutati caso per caso:
- esposizione documentata al rischio calore, con riferimento alle condizioni meteorologiche e alla località;
- adozione preventiva delle misure di prevenzione e protezione previste dalla normativa di sicurezza sul lavoro;
- impossibilità di svolgere l’attività con misure alternative compatibili con la tutela della salute (ad esempio turni notturni, pause maggiorate, riduzione dell’intensità lavorativa non sufficiente);
- rispetto delle soglie di accesso economico e contributivo previste per ciascuna tipologia di integrazione.
Procedure pratiche per le aziende di edilizia e agricoltura
Per attivare la cassa integrazione per caldo estremo occorre seguire una procedura amministrativa precisa. Ecco una check-list operativa per i datori di lavoro.
1. Valutazione e documentazione del rischio
Prima di tutto è necessario redigere o aggiornare la valutazione del rischio, specificando come il caldo abbia reso necessario ridurre o sospendere l’attività. È opportuno allegare dati meteorologici ufficiali (bollettini ARPA regionali, rilevazioni locali), registri dei turni e delle attività svolte, nonché eventuali segnalazioni del medico competente.
2. Comunicazione sindacale e procedura amministrativa
Il decreto prevede che, ove previsto dalla contrattazione o dalla normativa, si proceda con la comunicazione alle rappresentanze sindacali e con l’invio delle domande all’INPS mediante i canali ordinari. Nei casi in cui sia obbligatoria la concertazione, va attivata la procedura sindacale prima dell’invio del flusso Uniemens.
3. Invio del flusso Uniemens con i codici corretti
Il flusso Uniemens deve riportare la causale e il codice identificativo corretti per CIGO o CISOA. È utile allegare alla domanda la documentazione che prova le condizioni climatiche e le misure adottate in azienda. Un errore in questa fase può comportare ritardi nella concessione dell’intervento economico.
4. Conservazione dei documenti
La normativa richiede la conservazione della documentazione aziendale relativa alla sospensione per un periodo che può essere oggetto di controllo. Conservare in modo organizzato le valutazioni del rischio, i bollettini meteo, le comunicazioni sindacali e le ricevute di invio consente di affrontare eventuali verifiche senza difficoltà.
Scadenze previste dal DL 107/2026
Il decreto fissa scadenze precise per le comunicazioni e per la rendicontazione. In particolare vanno rispettati i termini per:
- invio della domanda a INPS entro i giorni indicati dalla norma per ogni evento climatico;
- comunicazione alle rappresentanze sindacali nei tempi stabiliti dalla contrattazione;
- trasmissione del flusso Uniemens con le informazioni richieste entro il periodo di competenza delle ore soggette a integrazione.
Il mancato rispetto delle scadenze può comportare riduzioni, esclusioni o la necessità di produrre istanze di rettifica con conseguenti rallentamenti nei pagamenti.
Implicazioni pratiche e consigli per i datori di lavoro
Oltre alla gestione amministrativa, il tema del caldo estremo richiede un ripensamento operativo delle attività aziendali. Alcuni suggerimenti pratici:
- pianificare le attività più gravose nelle ore più fresche della giornata quando possibile;
- prevedere pause più frequenti e aree di ristoro ombreggiate e idratate;
- rafforzare la formazione dei lavoratori sui segnali di colpo di calore e sulle misure di primo soccorso;
- tenere rapporti stretti con il medico competente e con le rappresentanze dei lavoratori per trovare soluzioni condivise;
- curare la parte amministrativa con l’ausilio di un consulente del lavoro per evitare errori nei codici Uniemens e nelle causali.
Un esempio pratico
Immaginiamo una impresa edile del Nord Italia che, durante una settimana di ondata di calore, decide di sospendere i lavori nelle ore centrali della giornata per proteggere i lavoratori. Dopo aver aggiornato la valutazione del rischio, l’azienda concorda con le Rsu la sospensione e trasmette all’INPS la domanda di CIGO indicando la causale specifica per caldo estremo e il codice Uniemens indicato dall’INPS. L’invio corretto permette ai lavoratori di ricevere l’integrazione salariale per le ore non lavorate, mentre l’azienda conserva la documentazione per eventuali controlli futuri.
La crescente attenzione normativa verso il rischio calore obbliga a una gestione più attenta e multidisciplinare dei temi di salute e sicurezza sul lavoro. Integrare misure preventive, procedure amministrative chiare e una comunicazione trasparente con i lavoratori e le istituzioni è la strada migliore per affrontare le ondate di calore senza compromettere la continuità produttiva né la tutela dei lavoratori. Investire oggi in formazione, pianificazione e sistemi informativi evita problemi domani e rende l’azienda più resiliente ai cambiamenti climatici.