Il recente Decreto Legislativo 128/2026 introduce modifiche significative al Testo Unico della Finanza (TUF) in materia di sanzioni amministrative, confiscazione e procedura sanzionatoria. Queste novità interessano intermediari finanziari, mercati e società quotate, richiedendo un ripensamento delle politiche di compliance, della governance e delle strategie difensive. In quest’articolo spieghiamo punto per punto le principali innovazioni, le ragioni alla base della riforma e le conseguenze pratiche per gli operatori del mercato.
Cosa prevede, in sintesi, il DLgs 128/2026
Il decreto mira a rendere il sistema sanzionatorio più efficace e coerente con gli standard europei, bilanciando poteri repressivi e garanzie procedurali. Le modifiche riguardano tre ambiti principali: la disciplina della confisca dei proventi illeciti, la riforma della procedura sanzionatoria amministrativa e le regole sui ricorsi e sulle impugnazioni. L’obiettivo dichiarato è migliorare la deterrenza contro le violazioni del mercato e al contempo garantire maggiore certezza del diritto e rapidità procedurale.
Novità sulla confisca: portata e strumenti operativi
Tra gli interventi più rilevanti vi è la ridefinizione della confisca dei proventi illeciti. La riforma tende a estendere la nozione operativa di profitto derivante da condotte vietate, con particolare attenzione ai casi di abuso di mercato, insider trading, e false comunicazioni societarie. Vengono chiariti i criteri per la quantificazione del profitto e introdotte procedure più snelle per il sequestro conservativo finalizzato alla confisca.
Ambito soggettivo e soglie di applicazione
Il DLgs specifica i soggetti coinvolti: non solo l’autore materiale della violazione, ma anche chi ha concorso o agevolato la condotta, comprese persone giuridiche e strutture intermediarie. Si prevede inoltre una maggiore attenzione alla proporzionalità rispetto all’entità del profitto, con soglie che incidono sull’avvio dell’azione confiscatoria.
Strumenti tecnici per l’attuazione
Per accelerare l’efficacia della confisca, il decreto introduce modalità più efficaci di tracciamento e accertamento patrimoniale, prevedendo cooperazione rafforzata tra autorità amministrative e giudiziarie, nonché strumenti informatici per l’analisi dei flussi finanziari. Viene inoltre disciplinata la conversione in somme di capitale di diritti e profitti non facilmente liquidabili.
Riforma della procedura sanzionatoria: tempi, garanzie e misure alternative
Il cuore della riforma riguarda la procedura che conduce all’irrogazione delle sanzioni amministrative. L’intento è coniugare due esigenze: ridurre i tempi procedurali e rafforzare le garanzie per l’interessato. Ciò si traduce in un impianto più codificato delle fasi istruttorie, nella previsione di termini stringenti e nell’introduzione di strumenti di composizione della controversia.
Termini e fasi procedurali
Il decreto fissa termini chiari per la comunicazione dell’avvio del procedimento, per la chiusura dell’istruttoria e per l’adozione del provvedimento sanzionatorio. L’accelerazione delle tempistiche è accompagnata dall’obbligo per l’autorità di motivare puntualmente le scelte istruttorie e di notificare in forma digitale, quando possibile, per garantire tracciabilità e tempestività.
Misure alternative e sanzioni accessorie
Per favorire soluzioni rapide, il DLgs prevede la possibilità di adottare misure alternative alla sanzione pecuniaria, come accordi di compliance, lavoro di ripristino o impegni di cooperazione con le autorità. Rimangono comunque in capo all’autorità poteri per sanzioni accessorie specifiche, quali sospensioni temporanee di attività o restrizioni operative, applicate secondo criteri di proporzionalità.
Novità sui ricorsi e sulle impugnazioni
Una delle parti più delicate del decreto riguarda le garanzie processuali: come possono contestare i provvedimenti gli interessati e quali sono i tempi per i giudizi? Il DLgs definisce un quadro procedurale più organico per i ricorsi, prevedendo scadenze standard per l’impugnazione dei provvedimenti amministrativi e incentivando la composizione anticipata delle controversie.
Vie di impugnazione e criteri procedurali
Il decreto disciplina le modalità di notifica dei provvedimenti, i termini per proporre ricorso e le condizioni per la sospensiva. Viene data rilevanza all’utilizzo di strumenti digitali per depositi e comunicazioni, e sono previste norme transitorie per i procedimenti pendenti al momento dell’entrata in vigore.
Impatto sui tempi di contenzioso
Con l’introduzione di termini più certi e di meccanismi per la composizione anticipata, il legislatore punta a ridurre la durata complessiva dei contenziosi. Questo può tradursi in una maggiore prevedibilità per gli operatori, ma anche in un aumento delle istanze cautelari iniziali, nella fase immediatamente successiva all’adozione del decreto.
Effetti per intermediari, mercati e società quotate
Le ricadute pratiche della riforma sono rilevanti per diversi attori del mercato. Intermediari e società quotate si trovano a dover aggiornare procedure interne, policy di controllo e strumenti di gestione del rischio per adeguarsi alle nuove regole su confisca e sanzioni. Anche i mercati, nella loro organizzazione e supervisione, dovranno recepire le novità per assicurare trasparenza e correttezza.
Rischi aumentati e aree critiche
Le modifiche ampliano il perimetro di responsabilità potenziale: operazioni non idoneamente documentate, carenze nei controlli interni o comunicazioni societarie incomplete possono ora esporre a misure più severe, incluse azioni confiscatorie sul profitto illecito. In particolare, i rischi emergono nelle attività di negoziazione, nella consulenza patrimoniale e nella gestione di conflitti di interesse.
Opportunità per il rafforzamento della compliance
Parallelamente al rischio, la riforma crea un forte incentivo ad investire in controlli interni: sistemi di transaction monitoring più sofisticati, audit indipendenti, politiche di whistleblowing efficaci e programmi di formazione per il personale diventano leve decisive per mitigare la possibilità di sanzioni. Le società quotate, in particolare, dovrebbero rivedere i codici di comportamento e i processi di approvazione delle comunicazioni al mercato.
Checklist operativa per conformarsi
Per tradurre la nuova disciplina in pratica, ecco una checklist rapida che consigliamo alle organizzazioni: 1) aggiornare i manuali di compliance e le procedure operative; 2) implementare tecnologie di monitoraggio dei flussi patrimoniali; 3) rafforzare l’archiviazione e la tracciabilità delle decisioni; 4) programmare audit periodici su insider trading e market abuse; 5) formare il personale chiave su obblighi e rischi; 6) valutare meccanismi di self-reporting e cooperazione con le autorità.
Questioni critiche e possibili sviluppi giurisprudenziali
Come ogni riforma che incide su poteri sanzionatori e misure patrimoniali, il DLgs 128/2026 è destinato a produrre un contenzioso interpretativo nei primi anni di applicazione. È prevedibile che si discuterà intensamente su temi quali la determinazione del profitto imputabile alla condotta, la compatibilità degli strumenti di confisca con principi costituzionali e di diritto europeo e i limiti delle misure conservatorie preventive.
Profilo europeo e cooperazione internazionale
La riforma si inserisce in un contesto di armonizzazione con direttive europee sul contrasto al riciclaggio e agli abusi di mercato. Ciò porta con sé una più stretta cooperazione transfrontaliera per l’accertamento dei flussi e il recupero dei proventi illeciti, che impone agli intermediari di predisporre procedure adeguate per rispondere a richieste di assistenza internazionale.
Per gli operatori del mercato la chiave sarà l’anticipazione: adottare misure preventive, documentare ogni processo decisionale e instaurare una relazione di fiducia con le autorità di vigilanza. La nuova normativa non è soltanto un aumento di vincoli, ma rappresenta anche un’occasione per rafforzare la qualità del mercato, la trasparenza delle società e la tutela degli investitori. L’approccio proattivo alla compliance e la disponibilità a collaborare nelle fasi istruttorie saranno elementi decisivi per contenere rischi e costi derivanti dall’applicazione delle nuove regole, contribuendo contestualmente a una maggiore stabilità e credibilità del sistema finanziario nazionale.